PARROCCHIALE DI SAN GIACOMO MAGGIORE

AMICI DEL FORTE E DI GAVI

LA PARROCCHIALE DI SAN GIACOMO MAGGIORE

La chiesa di San Giacomo fu edificata durante la signoria dei marchesi di Gavi, in un periodo antecedente il 1172, anno in cui risulta citata per la prima volta nelle fonti.

Inserita al centro del nascente borgo, fulcro del potere civile e religioso.

Alcuni conci della murata recano incise labili tracce di graffiti cruciformi, ritenuti indizi del passaggio dei flagellanti, che raggiunsero Gavi nel XIII sec. suscitando le prime iniziative di formazione delle Confraternite.

Intitolata a San Giacomo Maggiore, memoria della possibile presenza di un ospizio per pellegrini sulla via di Santiago di Compostela, costituisce una delle più significative espressioni romaniche dell’Oltregiogo. Gli elementi architettonici e plastici tendenti al gotico, le opere di riadattamento barocco non ne alterano l’insieme armonico. L’edificio, in blocchi squadrati di pietra arenaria, è sormontato da un tiburio ottagonale poggiato su quattro pilastri al sommo della navata maggiore. All’interno il saliente è sostenuto da una cupola a spicchi su raccordi a pennacchio.

Il portale maggiore è incorniciato da colonne, sormontate da capitelli a crochet; nell’architrave è scolpita una toccante Ultima Cena: singolari l’accentuata plasticità e l’attenzione per i dettagli. Tra gli apostoli è distinguibile San Pietro col caratteristico mazzo di chiavi. Il Cristo ha in grembo un’ara portatile di forma ottagonale sulla quale è posto un piatto tondo che contiene il pesce, simbolo cristiano. La lunetta che sovrasta il portale è incorniciata da archi a forte strombatura, ornati da figure tipiche dell’immaginario medievale. Due angeli convergono sulla figura del Cristo, in asse con il suo capo è raffigurata la colomba.

L’impianto basilicale è a tre navate, divise da una doppia fila di colonne. Straordinaria la riuscita dei capitelli, collegabili alla scultura borgognona e all’ambito romanico dell’Italia settentrionale, con figurazioni zoomorfe (lupo, grifo, leone), umane e fitomorfe, proposte ai fedeli con funzioni pedagogiche.

Su un segmento della navata sinistra possiamo osservare l’affresco della Madonna della Misericordia, assegnabile agli ultimi decenni del XIV secolo. Occlusa sotto molteplici ridipinture e recuperata nei primi anni Settanta del Novecento, l’opera fornisce la traccia residua dell’originaria decorazione interna di San Giacomo.
Opere degne di nota seguono lungo la navata meridionale, fra queste la pala della Madonna col Bambino tra i Santi Giacomo Maggiore e Giovanni Battista, sovrastata dalla lunetta della Natività, rilevante impresa di Gandolfino da Roreto – astigiano attivo in Piemonte tra il 1493 e il 1520 – in cui è evidente il passaggio all’arte rinascimentale.
Ammiriamo il gruppo ligneo policromo della Madonna del Rosario, realizzato nel 1854 dal gaviese Luigi Montecucco, talentuoso artefice di ponderose macchine processionali.
Alla cultura genovese dei XVII-XVIII sec. appartiene la piccola raffinata statua marmorea della Madonna del Rosario, attribuibile a Francesco Maria Schiaffino.
Le decorazioni di volta delle navate laterali sono state realizzate ai primi del Novecento da Rodolfo Gambini, diligente manierista, con trionfi di angeli tra veli di nuvole e addobbi floreali. La volta a botte è interamente ricoperta da una convenzionale decorazione che raffigura il cielo stellato, realizzata nel 1905. Allo stesso anno risalgono le invetriate policrome di gusto liberty poste ad ornamento dei lunettoni barocchi. Proprio al di sotto di questi una copertura a capriate lignee chiudeva l’interno, prima dell’innalzamento di epoca barocca.
Nel presbiterio, l’altare maggiore, decorato in marmi policromi, di manifattura genovese, fu posto in opera nel 1706. Il nuovo altare postconciliare è stato assemblato utilizzando i pannelli del trittico marmoreo dell’arca sepolcrale di Antonio Guasco, marchese di Gavi (1497).

Sulla parete destra del presbiterio è collocato il dipinto di Giovanni Battista Carlone (Genova 1603-Parodi Ligure 1684) che raffigura la Trinità e i Santi Gerolamo e Francesco da Paola. Donato nel XVIII secolo alla chiesa di San Giacomo dalla Confraternita della SS. Trinità, fu dipinto probabilmente negli stessi anni in cui l’autore era impegnato nell’affresco del Giudizio Universale per l’oratorio dei Bianchi.
Il coro ligneo è sovrastato dalla solenne epica pala di San Giacomo matamoros, opera di Giovanni Raffaele Badaracco (Genova 1648-1726).
Le pitture murali sulle due lunette sopra il coro, con episodi della vita di San Giacomo Maggiore, furono realizzate dall’artista gaviese Francesco Montecucco (1810-1890).
Sulla parete destra troviamo la Pala del Battesimo di Gesù, firmata e datata 1591 dal genovese Lazzaro Calvi. La tela è affiancata da una riproduzione, in dimensioni ridotte di un terzo rispetto all’originale, del polittico di San Giacomo, realizzato nel 1478 da Manfredino Bosilio di Castelnuovo Scrivia. Il monumentale manufatto sovrastava l’altare maggiore, fu rimosso durante i lavori di rifacimento del presbiterio; Santo Varni lo riscoprì nel 1855, smembrato, in un ripostiglio. Fu venduto all’Accademia Ligustica di Genova, dove è tutt’oggi.
A lato del portale settentrionale è stato assemblato nel 1762 un altare barocco in marmi policromi, contornato da pitture su tondo dei misteri del Rosario, che la tradizione riferisce a scuola romana del XVIII secolo. L’altare è sormontato da una statua marmorea della Madonna col Bambino, attribuita allo scultore toscano Carlo Cacciatori, allievo e collaboratore di Francesco Maria Schiaffino.
Sull’ambone al fondo della navata è installato l’organo, commissionato nel 1870 agli artigiani pavesi Luigi e Giacomo Lingiardi.