ORATORI E CONFRATERNITE

AMICI DEL FORTE E DI GAVI

GLI ORATORI

A Gavi sono aperti al culto e alle visite tre antichi oratori, sedi di confraternite, distinte ciascuna dal colore della cappa indossata durante l’espletamento delle funzioni liturgiche: i Bianchi, i Rossi, i Turchini.

Le confraternite sono uno dei modi più antichi di associazionismo religioso, regolate fin dal Medioevo, in risposta al bisogno di assistenza e carità in periodi dominati da drammatiche vicende e complesse inquietudini.

ORATORIO DEI BIANCHI DEI SS GIACOMO E FILIPPO
ARCICONFRATERNITA MORTE ET ORATIONE

Il più antico tra gli oratori di Gavi. La tradizione riferisce che intorno al 1260 una processione di flagellanti si soffermò a predicare anche a Gavi, trovandovi alloggio e assistenza. Prese forma così la congregazione dei Bianchi, che diede vita all’allestimento di un ospedale, di una farmacia e di un luogo dove far soggiornare i pellegrini. Nel 1725 la confraternita si unì all’Arciconfraternita Morte et Oratione di Roma. Da allora i confratelli possono alternare la cappa nera, a quella originaria bianca, derivata dalle antiche tuniche dei flagellanti, per l’accompagnamento dei defunti e per le funzioni del venerdì santo. Per le donne, nasce la suggestiva tradizione, ancor oggi presente, di seguire velate di nero la processione dell’Ottava del Corpus Domini. I Bianchi indossavano un ampio cappuccio sul volto, che impediva il riconoscimento degli stessi, per garantire l’anonimato delle buone opere ed evitare una differenziazione tra le classi sociali. Oggi si possono ancora vedere i confratelli a volto coperto durante le processioni.
I confratelli si occupavano della sepoltura dei defunti meno abbienti e di quella dei prigionieri del Forte, gestivano l’ospedale che curava i poveri, adiacente all’Oratorio, e il Monte del grano, anticipando sementi ai contadini in difficoltà.
La chiesa dei Bianchi presenta una navata unica. La facciata è decorata col simbolo dell’Arciconfraternita Morte et Oratione e con raffigurazioni dei SS Giacomo e Filippo, i santi patroni.
Nell’interno si può ammirare la splendida interpretazione del Giudizio Universale che G.B. Carlone dipinse nel 1645, restaurata nel 2008. Giovanni Battista Carlone, appartenente ad una nota famiglia di artisti di origine lombarda, nacque a Genova nel 1603. Si perfezionò a Firenze e a Roma, lavorò a Genova e nelle vicinanze. Fu autore di numerosissime opere, soprattutto oli e affreschi, fra cui la decorazione della cappella del Doge a palazzo Ducale, e le volte della basilica DI San Siro. Morì a Parodi Ligure nel 1684.
Particolarità degli Oratori sono i Cristi, crocifissi processionali riccamente decorati. Pregevole il crocifisso della scuola del Maragliano, tra gli arredi salvati dalle scorrerie di Napoleone.
Tra i quadri, la Madonna della Salute, che il pittore serravallese Bernardo Montessoro dipinse nel 1608. Interessante la statua lignea settecentesca, di anonimo scultore, raffigurante Santa Limbania.
L’organo fu realizzato nel 1827 dai celeberrimi Fratelli Serassi di Bergamo ed ha riacquistato l’antico splendore nel 2008. I Serassi, maestri di tutti i moderni fabbricatori italiani, hanno fatto la storia dell’organaria, perfezionando l’organo barocco e dando origine a quello romantico-risorgimentale. Nel 1846 l’Imperiale Regio Governo Austriaco elevava, con decreto, lo stabilimento al titolo di Imperiale Regia Fabbrica Nazionale Privilegiata, con il diritto di fregiarlo dello stemma dell’Aquila Imperiale, quale riconoscimento per la sua straordinaria attività di ricerca e sviluppo.
Mazze processionali, cappe e tabarri finemente ricamati arricchiscono l’arredo sacro dell’Oratorio.

ORATORIO DEI TURCHINI
CONFRATERNITA DI NOSTRA SIGNORA ASSUNTA

L’oratorio è amministrato dalla Confraternita di N.S. Assunta. I primi documenti risalgono al 1575 e fanno riferimento a una Compagnia dei Disciplinati di Santa Maria dei Turchini. La Confraternita ha tutt’oggi come proprio abito rituale sopravveste e cappa di colore turchino.
Lo scopo sociale di questa confraternita fu la gestione del Monte di Pietà, che concedeva prestiti senza praticare interesse a chi si trovava in difficoltà finanziarie. Tale compito fu assolto fino alla Legge bancaria del 1936, quando i Monti di Pietà si trasformarono in Monti di Credito, perdendo così il riferimento alla pietas delle origini. A testimonianza del Monte restano la scritta Monte Pio, rimessa in luce all’esterno dell’oratorio da restauri recenti e la cassa in legno e doghe di ferro, dove venivano conservati i preziosi, dati in pegno, ora collocata nella sala consiliare del Comune.
Lo scopo religioso della Confraternita fu, ed è tutt’oggi, la devozione mariana. La diffusa affermazione del culto di Maria è stato un segnale di identità cattolica nei periodi che seguirono la riforma protestante. A Gavi, come nel suo antico legame Genova, città consacrata a Maria, appaiono graziose immagini della Madonnetta, in piccole edicole poste sopra i portoni delle case.
La chiesa presenta un’architettura a capanna, ravvivata dallo slancio del campanile.
L’interno, a unica navata con volta a botte, conserva alcune pregevoli opere.
Lo scultore locale Bartolomeo Carrea scolpì nel 1838 il gruppo ligneo processionale della Madonna Assunta, modella per le creazioni di questo artista si dice fosse la moglie, la pittrice Rosa Bacigalupo; nelle nicchie laterali dell’importante coro in noce (stalli del XVIII sec.) sono esposte la statue seicentesche di Santa Lucia, in legno, e della Madonna delle Grazie, in marmo. I due altari ai lati dell’altare maggiore hanno come pale due tele raffiguranti queste Patrone.
Nel 2019 casualmente sono stati rinvenuti e restaurati pregevoli affreschi della metà dell’800 sulla volta dell’abside e della cupola e lungo le pareti della zona del presbiterio
Lungo le pareti della navata sono fissati, ad apposite staffe, i grandi Crocifissi processionali, i cosiddetti Cristi, fra cui uno nero, adornati da puntali in filigrana argentata e dorata: i Canti.
Una teca custodisce una statuetta lignea policroma, raffigurante la Madonna Immacolata, singolare e pregiata opera, attribuita alla scuola napoletana del XVII sec., appartenuta probabilmente all’antico convento del Carmine, presente in Gavi fino al periodo napoleonico.
Degno di nota è il Gonfalone, esposto per le processioni, con le insegne della confraternita: la Madonna Assunta e S. Giovanni Evangelista. Il puntale finemente lavorato è attribuito ad un artista francese (Fouchè) fuggito durante la rivoluzione e rifugiatosi a Genova.
L’apparato processionale comprende pregevolissimi tabarri ricamati, mazze, bastoni alla cui sommità figura una piccola statua, e canti, le corone di fiori e campanelle, in lamierino argentato o filigrana dorata, fermate alle estremità dei bracci della croce.
L’organo sull’ambone, assemblato nel 1842, venne realizzato dal celebre artigiano pavese Giovanni Battista Lingiardi.

ORATORIO DEI ROSSI
CONFRATERNITA DELLA SS. TRINITÀ

Le prime notizie riguardanti la Confraternita, denominata dei Rossi, dal colore della sopravveste rituale, sono datate all’inizio del 1600, con l’aggregazione all’Arciconfraternita della SS. Trinità di Roma. In precedenza, una cappella campestre dei Rossi era ubicata fuori dell’abitato gaviese, presso le rive del torrente Lemme, in direzione sud, in direzione sud, borgata Alice.
È ritenuto da diversi studiosi, tra cui lo storico Cornelio De Simoni, che questa Confraternita fosse la più numerosa. Il territorio in cui operava si estendeva a parecchie contrade del borgo e al circondario.
Gavi, tra il 1600 e il 1800, ha sofferto peste, guerre, fame, inondazioni, vandalismi. Gli oratori hanno svolto un’opera salvatrice di straordinario valore sociale e umano. I Rossi, in particolare, gestivano il Monte del Grano, così, con il forno e la bottega, potevano vendere il pane ed i generi alimentari a mite prezzo.
Una solenne ricorrenza dell’Oratorio dei Rossi è la festa della Madonna della Misericordia, che risale agli anni della sua costituzione. Si rievoca il 18 marzo, preceduta da un triduo con rosario e benedizione.
La festa principale, la più attesa e conosciuta, è quella della SS. Trinità, celebrata nel mese di giugno. La tradizionale, suggestiva processione è accompagnata dal maestoso gruppo scultoreo della Trinità, che, come un tempo, percorre le vie del borgo su un carro trainato da buoi, seguito dai portatori dei Cristi, resi pesanti dalle preziose decorazioni dei canti.
L’attuale chiesa è stata costruita presumibilmente intorno al 1640. La semplice facciata è a capanna, con un portale, creato dal capomastro Novaro, di grandi dimensioni, proprio per permettere l’uscita dell’apparato processionale. L’affresco sopra il portale riproduce la SS.Trinità.
L’interno è a navata unica, con loggiato a tre arcate a tutto sesto, su due colonne centrali in pietra.
La volta sopra l’altare maggiore è abbellita dagli affreschi eseguiti dal pittore Santo Bertelli, nato ad Arquata Scrivia nel 1840, gaviese di adozione. Rappresentano i Superiori della confraternita, con cappa rossa e tabarro nero dorato, inginocchiati davanti al Papa Paolo V nell’atto di chiedere l’aggregazione all’Arciconfraternita romana.
Fra le opere si ammirano il gruppo ligneo policromo della SS. Trinità, commissionato dalla confraternita al talentuoso scultore gaviese Norberto Montecucco; terminato nel 1899, riscosse fervida approvazione.
Vi sono custoditi inoltre due Crocifissi processionali (Cristi) di notevole fattura, risalenti al 1780 circa ed alcuni dipinti di ottima qualità della scuola del barocco genovese, frutto di donazioni. Tra questi Il Martirio di S. Sebastiano, opera di scuola spagnola del XVII sec., Ecce Homo di L Borzone, la Continenza di Scipione di G.R.Badaracco, Sacra Famiglia di G.B.Paggi, databili intorno alla metà del 1600.
Interessanti i magnifici pastorali in argento, rappresentanti Sant’Agostino e il gruppo della Trinità.
L’attuale organo è stato realizzato nel 1878 dal maestro organaro novese Bianchi (già allievo dei celebri Serassi).