LA STORIA DI GAVI

AMICI DEL FORTE E DI GAVI

LA STORIA DI GAVI

Sulla storia antica di Gavi si possono fare molte supposizioni, ma nessuna di esse può essere riscontrata nella struttura attuale della cittadina e del forte che la sovrasta.

Per questa ragione la storia di Gavi che qui raccontiamo ha il solo scopo di consentire al visitatore di vedere con gli occhi dello storico ciò che esiste oggi.

Guardando la cittadina e il forte, emergono immediatamente delle singolarità, soprattutto se la si confronta con altri paesi e cittadine della Provincia di Alessandria: diversamente da altri borghi, dove la cittadina mantiene l’aspetto tipicamente feudale, con il castello del signore locale e piccole case che si stringono intorno, a Gavi il forte ha una connotazione esclusivamente militare, ben distaccato dalle case che in buona parte hanno l’aspetto di palazzi nobiliari.

Da qui emerge con chiarezza, che la struttura urbanistica della città si è sviluppata secondo delle logiche completamente diverse dagli altri paesi circostanti (ad eccezione di Voltaggio e di Novi che condividono la medesima matrice storica). Per comprendere la storia di Gavi occorre partire dalla fase di espansione di Genova dopo la Prima Crociata (1121-1150): essa intende controllare tutto il territorio appenninico alle proprie spalle da un lato per garantirsi la sicurezza della strada di comunicazione con il Nord Italia, dall’altro per espandere le aree agricole. In poco tempo, infatti, la popolazione era raddoppiata ed era necessario assicurarsi un costante approvvigionamento di grano.

Fu così che Genova acquistò nel 1191 il Castello di Gavi dai Marchesi omonimi, aprendosi così una doppia via con l’entroterra (verso Tortona e verso Alessandria). In quel periodo si assiste al progressivo abbandono della via Postumia in favore di una strada che seguiva il fondo valle passando da Voltaggio e proseguendo fino a Gavi che diventa così un crocevia fondamentale, come si può vedere ancora oggi dalla forma del centro storico.

A Gavi, infatti, non c’era solo una direttrice nord-sud, che collegava Genova con l’area della confluenza tra Bormida e Tanaro (su cui sorse Alessandria) e, da quella, verso Milano, Torino, Como e i valichi alpini: l’atto di tregua stipulato da Genova e Tortona nel 1140 documenta anche una direttrice est-ovest che, passando attraverso Parodi, Gavi, Serravalle, Precipiano (frazione di Vignole Borbera), Pobbleto e Persi (oggi località in Comune di Borghetto Borbera) e Albera, metteva in comunicazione il Monferrato con l’Appennino Emiliano.
Queste due direttrici non erano le sole vie esistenti: in età medievale, nella quale, a differenza dell’epoca romana, mancava un controllo del territorio forte e centralizzato, vennero riattivati una serie di percorsi alternativi (definiti genericamente “vie del sale”), per evitare che l’indisponibilità dei percorsi principali (per danni, cattiva manutenzione o presenza di banditi o soldati in guerra) interrompesse del tutto i commerci. Gavi, grazie all’azione politico-militare di Genova, si venne a trovare al centro di tutto questo.

Ma la storia, per così dire “moderna”, di Gavi non è ancora iniziata. Seguiranno infatti ancora alcuni secoli di turbolenza durante i quali la cittadina viene rivendicata e conquistata dai Visconti e dalla Repubblica di Genova che se la contendono più volte fino a che, nel 1528, Gavi e il suo Castello (oggi corrisponde all’Alto Forte) ritornano sotto il dominio della Repubblica di Genova: da questa data la Gavi assume progressivamente l’aspetto attuale.
Progressivamente, a Gavi e nei dintorni i nobili genovesi si insediano costruendo palazzi entro le mura e ville nei dintorni.